martedì, luglio 15, 2008



Tempo fa mi sono incontrato con Fania in una galleria nel Marais. C'ero stato la settimana prima per l’inaugurazione della mostra e gliene avevo parlato. A lei piace quest'artista, a me no; è abbastanza noto, italiano, faceva parte negli anni '60 del movimento Arte Povera. A me continuava a non dire niente. Ci siamo così diretti alla galleria vicino al Pompy dove volevo mostrarle i dipinti di Jorg Lozek.
Dopo il tedesco abbiamo fatto due passi fino ad un'altra galleria giusto dietro il Pompidou in rue Quincampoix (un nome buffo, chincampuà) per un vernissage. I dipinti esposti erano buoni e questa volta apprezzamenti da parte di entrambi. C'è piaciuta parecchio questa pittura materica ed espressionista. Anche il da bere offerto. Ci ha raggiunto il suo ragazzo Sasha, il russo che fa cartoni animati. Quindi ci siamo spostati in una galleria accanto dove avevamo scorto en passant dei succulenti dolcini all’interno. C'era insomma un altro vernissage. Siamo entrati, commentato i troiai esposti, sul quaderno ho scritto in italiano "non ci credo che hai venduto tutte queste 'cose' ! ", mangiato gli ottimi dolci - Sasha è riuscito addirittura a trovare un bicchiere di champagne - e ci siamo incamminati verso un’altra galleria ancora. Era la volta di una scultrice. Niente di che, anzi piuttosto bruttine le sculture, banali. E per di più niente da bere. Sul quaderno per le firme ho lasciato i saluti da parte di un'altra artista russa, Masha: mi aveva chiesto, non potendo venire, di fare ciaociao alla sua amica che esponeva. La scultrice non aveva l'aria simpatica, quindi le ho lasciato un messaggio scritto.
Prima di arrivare lì ci siamo fermati in un café letteraire dove c'è un tipo, russo naturalmente, che ci lavora e che si conosceva. Ci fanno anche delle expo in questo café, ci siamo guardati le foto. Ma quello che a me interessava, e già lo sapevo, era la tipa dietro il banco. Uno schianto, una bellezza di ragazza da far girare la testa. Sul quaderno delle firme per l'artista ho lasciato scritto: "l'oeuvre plus belle est la fille extrêmément belle qui travail içi." Signè: A. Costantino. Ho dimenticato di scrivere che anche le foto non erano male.
Dopo questo tour, Sasha si è fatto prendere dalla voglia di un gelato da Amorino - eravamo in rue Vieille du Temple, nel Marais, sempre lì -, subito fermato da Fania che l'ha convinto per un altro non grasso, allo yogurt, in una gelateria lì accanto. Sasha vuole dimagrire, m’ha spiegato. Mentre lo guardavamo mangiarsi il non-gelato ho proposto di cenare da me, loro hanno girato l’invito (lei era troppo fatigué per farsi il viaggio di ritorno in metro) e così ho accettato.
A casa ho guardato gli ultimi lavori di Fania mentre preparavano delle crepes salate e del salmone affumicato. Gli ultimi due grandi quadri sono molto belli, come tutti gli altri che avevo già visto. Fania lavora su grandi superfici tipo 2 per tre, una pittura minimalista, prevalentemente bianco e nero, con della materia che si stacca dalle superfici lisce della tela molto curata in toni azzurrini e rosa violetto. Nei dipinti più recenti riempie tutta la superficie del quadro con una fittissima trama di fili di nylon; che essendo trasparenti non impediscono la fruizione dell’opera ma la rendono anzicheno più interessante.
A tavola abbiamo parlato riso e bevuto, cosicché il tempo è passato veloce e verso le una sono saltato sulla sedia dicendo cazzo è tardi in francese e mi sono precipitato alla metro più vicina. Chiusa. Con un leggero giramento di palle (questa volta non avevo voglia di tornarmene a piedi) ho dato un'occhiata ai noctiliens (o noctambus) a disposizione, non ne ho trovati ed ho quindi dovuto fare affidamento sulle mie gambe. Passando vicino alla Gare de l'Est (tipo venti minuti di cammino) ho chiesto ai tipi della RATP il bus per Lilas, me l'hanno indicato ed ho atteso. C'era parecchia fauna notturna. A Republique sono sceso per prendere un altro bus. Un tipo nero un po' cotto, assieme a due ragazzine mi ha chiesto d'accendere per la sua canna e se fumavo pétards. Gli ho risposto di no, ci sta che me lo volesse vendere. Devo avere la faccia da tossico, o saranno i capelli lunghi, perché attiro spesso degli spacciatori che mi vogliono rifilare qualcosa. Forse è arrivato il momento di diventarlo davvero. Voglio dire, di ritornare ad esserlo, ahem…
Alla fermata mi sono guardato gli spettacolini della gente in attesa: due tipi con un accento non francese che piuttosto alticci parlavano fra loro e cercavano di fermare dei taxi, alcuni di questi si fermavano e loro dicevano no non ci serve. Alla fine uno dei due è montato e se n'è andato, lasciandomi focalizzare l'attenzione su altri personaggi. E' arrivata una tipa su di uno scooter, ha parcheggiato sul marciapiede, ha allucchettato e mi sono accorto che le mancava metà braccio destro. Mentre mi chiedevo con che cosa girasse la manopola del gas buttavo occhiate a due ragazzine piuttosto carine sedute vicino a me su di uno scalino di un café, chiuso, poi verso il tipo del fumo che barcollava in qua e là, e ad una signora di una sessantina d'anni che sembrava proprio fuori luogo a quell'ora di notte lì in mezzo a noi. Arrivato il bus siamo tutti saliti ed ho ripreso ad osservare. I soliti ragazzi un po' scuri forse marocchini o arabi (i francesi non barcagliano mai sui mezzi pubblici, neppure le guardano per strada le ragazze, manco un'occhiata ad un paio di cosce da svenimento) che cercavano inutilmente d'imbroccare le due belline e queste che rispondevano tranquillamente sorridendo no grazie abbiamo gia dato; poi la scenetta di un tipo bruttino e bassino, un principio di calvizie e la barba nera, sui trent'anni che ha preso a parlare con una ragazza di un metro e novanta, bella sui venticinque con un piercing ad anello sul labbro inferiore. Lei stranamente non gli ha pisciato addosso ma ci ha scambiato due parole, anche se aveva un'espressione come dire ma che cazzo speri di ottenere da me ? Poi si è svolta una spiacevole vicenda. C'era una coppia di francesi sui trent'anni seduti sullo stesso sedile. Tranquilli. Ad un certo punto lei fa a un tipo in piedi, che cosa tocchi ?! Io mi trovavo lì accanto. In pratica manomorta le aveva palpeggiato la coscia. Un botta e risposta che si è svolto a lungo senza troppo clamore salvo un finale con schiaffo da parte di lei mentre il suo ragazzo la sosteneva pronto ad intervenire con man forte. L'arabo – credo fosse arabo, ha detto un paio di frasi in una lingua che mi è sembrata arabeggiante – continuava a sostenere la versione del io non c'entro con fare piuttosto strafottente. Quindi colpevole. Il ragazzo di lei ha fatto solo il cattivo a voce. In effetti non si sa mai chi si può incontrare alle tre di notte in un bus. Ci sta che questi abbia un serramanico e ti lasci esangue alla fermata successiva. E poi, figuriamoci farsi schiaffeggiare da una donna in pubblico: per certi uomini di quelle parti è una vera offesa.
Io sono arrivato alla mia arrèt e sono sceso.



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sabato, giugno 21, 2008

aujourd hui tout le monde à Paris pour la Fête de la Musique




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sabato, giugno 14, 2008



Riassunto delle puntate precedenti (si comincia da…)

Il fatto è che di cose ne sono successe diverse negli ultimi tempi. Tipo qualche esposizione qua e là, ritratti a giovani e meno giovani mesdames, frequentato gente chic/snob, avuto una relazione che mi ha permesso di apprendere meglio il francese, tipo oohh, aaah, uuuhh, etc.
Un mesetto fa volevo mostrare uno spazio espositivo, verso sud di Parigi, ad alcuni amici artisti: una pittrice russa ed una coppia d'italiani che lavorano con il video. C'era un vernissage di una banale mostra di pittura. La russa, che chiameremo Fania, era insieme ad un'altra russa che vive a Bruxelles. Ci ha raggiunto anche una fiorentina che vive a New York, era qui di passaggio. Insomma, tutto un mélange di gente di vari luoghi. Dopo la mostra abbiamo deciso di bere una birra in un café e così metro fino alle parti della Bastille per accomodarsi ad un tavolino. Mentre con le birre in mano si parlava male dei propri paesi d'origine, i russi della Russia, noi italiani della… be' certo, dell'Italia, è arrivato il ragazzo di Fania, che chiameremo Sasha, russo anch'egli (fa cartoni animati, dessins animés) e ri-via in metro fino a Barbes a cercare un ristorantino franco africano. Ed eccoci lì ad aspettare un'eternità nonostante fossimo i soli clienti. Il cameriere, un uomo di colore di una quarantina, era simpatico e conversava amicalmente. Sasha voleva una birra africana per provarla, lui gli avrà detto tredici volte che non ce l'avevano. Mi sa che non esistono proprio. Io ci sono rimasto male quando non ho visto mettere il pane in tavola. Mangiare senza pane per me è assurdo. Figurarsi che anni fa andavo nei ristoranti cinesi con un pezzo di pane in borsa e lo tiravo fuori appena arrivava il secondo. Qualcuno dei conoscitori di questa cucina ha ordinato banane fritte e patate. Quest'ultime starebbero al posto del pane, molliccie, lesse e insapore; le banane fritte, che io temevo fossero come dal cinese, erano buone, sembravano patate fritte. Insomma, non ci si capiva nulla con questi sapori. Ed è proprio questo il bello delle cucine d'altri mondi.
Finalmente, dopo un'eternità, è arrivato un ottimo pesce. Durante l'attesa abbiamo tutti disegnato sulla propria tovaglia di carta e dopo le una eccoci fuori. Essendo troppo tardi per prendere la metro alcuni hanno preso il taxi, altri sono andati a piedi che abitavano vicino ed io mi sono incamminato pian piano verso casa. Era una piacevole serata per fare duemila passi. Verso le due di notte sono arrivato. Non ho incontrato 'banditi' per la strada, come mi ha detto Alexander (Sasha è il diminutivo di A.): "non hai paura d'incontrare banditi ?" E' un appassionato di cinema italiano, quello vero, cioè quello d’altri tempi, e conosce alcune parole in italiano. Ne ha visti più di me, tipo tutti quelli di Fellini. Tutti ! Gli ho detto che in Italia nessuno si riferisce con questo termine agli zuzzerelloni che ti chiedono con una lama sotto la gola l'orologio d'oro. E poi queste sono scene da Tarantino, mica da Costantino !



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domenica, giugno 01, 2008

Cazzo ne so dov’ero rimasto. So solo che di tempo ne é passato da allora (dicembre scorso). Ero più giovane, affascinato da Parigi. Ora mi sta venendo sulle palle. Ero in una laverie automatique poco fa e c’era il mercato e c’era il sole e faceva caldo. Mando un messaggio a una coppia di italiani invitandoli a bere una birra al Parc des Buttes Chaumont. Esco con le due borse di panni umidi ed il sole se n’é andato a Pigalle (é solo per non dire che se n’è andato a puttane). Un attimo prima è estate, giri l’occhio guardando un culo che passa e torna l’inverno. Farà incazzare ? Era meglio se mi dedicavo alle due tipe che mi hanno dragato in lavanderia. Sì, perché in francese rimorchiare si dice draguer. Una di queste era scura scura, con un bel fisico da ventenne. L’altra più chiara con un fisico non da ventenne. Troppa birra, immagino.

Continuo a ricevere, tramite mail, inviti a mostre da un tipo incontrato per caso ad un vernissage cinque mesi fa. Una checca impazzita. E fa pure delle cose terribili, non capisco come faccia ad esporre. Perché continuo a rimorchiare gay di tutte le nazionalità in ogni dove ?
Ieri ho cominciato una nuova tela, un quadro insomma. Ero piuttosto compiaciuto. Poi sono andato al vernisasage nel Marais, in una galleria vicino al Pompy dove espone Jörg Lozek, dipinti. Ci sono rimasto abbastanza di merda, i suoi lavori sono davvero buoni. Mi ha messo un po’ di depressione. E’ successa la stessa cosa qualche mese fa alla mostra di un altro pittore, in un’altra galleria, sempre nel Marais (e poi mi chiedo perché m’imbroccano i gay: se scegliessi di gironzolare in un altro quartiere forse capiterebbe di meno). Il pittore in questione si chiama Marko Velk.
Questi due artisti sono davvero bravi. Punto.
Quindi mi rimpinzo di cerise, ciliege, che ho preso al mercato mentre aspettavo la fine della lavatrice. Anche mentre andavo dietro ad un paio di pantalocini di jeans che mi dicevano guarda qui che bellezza !

A dire il vero tutto cio’ l’avevo cominciato a scrivere qualche ora fa. Poi mi sono riscaldato uno stufato di manzo con patate che avevo preparato ieri, scquisito. Anche il vino ha dilatato il tempo, e così' eccomi qui che guardo la tela appena abbozzata e mi domando chi sono. Devo far passare un’altra po’ di Senna sotto i ponti e mi riprenderà la voglia di dipingere. Forse ‘stanotte.

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mercoledì, maggio 07, 2008

senza titolo, olio su tela, cm 140 x 97 - click to enlarge

senza titolo, olio su tela, cm 140 x 97 - 2008


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martedì, dicembre 11, 2007

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l'expo chic, ma che dico chic, strachic di sabato e domenica è venuta bene. Gente chic, opere superbes (le mie e quelle di altri due artisti, ma sopratutto le mie) e beaucoup de monde.
Champagne e chiacchiere, molte chiacchiere. Per fortuna c'era anche del buon vino.

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giovedì, novembre 22, 2007

Vernissage à la Maison des Sciences de l'Homme

Boulevard Raspail, sesto arrondissement. C' è ancora sciopero di trasporti. Grève. Da lunedì si gira un po' meglio, bisogna dirlo. Magari ci sono delle linee un po' affollate sul quai, ai binari delle metro, ma si può fare.
Nel pomeriggio sono stato da una persona a mostrare la grafica ultimata, pronta per la stampa di un invito di una mostra. Poi da laggiù s'è preso una metro per andare a questo vernissage. Sembrava d'essere, anche se io non ci sono mai stato, nelle metro del Giappone, dove ci sono gli spingitori di passeggeri. Sì, un po' come gli "spingitori di cavalieri", ma nel senso fisico del termine. Abbiamo fatto una decina di fermate pigiati come sardine ma, come succede a Parigi, molto educatamente. Nessuna lamentela, nessun maleducato. C'est drôle.
La mostra era (è) così così, ma c'era una sacco di vino, e questo è quanto basta. Sono ancora un po' ivre.
Prima di tutto ciò sono andato in bici vicino casa a fare una prova di stampa. Entro in un negozio di stampe fotografiche. Chiedo se è possibile fare una stampa su carta con la mia chiave usb. Un vendeur mi risponde no, solo stampe fotografiche. Sì, rispondo io, ho capito, ma vorrei solo stampare una pagina creata con un programma sul mio computer, anche su stampa fotografica, non importa. Il tipo è brutto, pelato, con gli occhiali, sulla trentina, i denti davanti molto molto spaziati. M'inorridisce guardarlo in faccia. Mi domanda se chiederei in una boulangerie se vendono scarpe. Ironia da quattro soldi, offensiva. Poi però tout de suite, gentilmente, mi mostra un negozio proprio sul marciapiede di fronte dove possono soddisfare la mia richiesta di stampa. Ringrazio. Fatto due passi mi rendo conto che non l'ho mandato affanculo. Perché sono così buono ?
Comunque la prova di stampa è venuta bene. Peccato che in quel negozio non sappiano fare il fronte retro, le recto-verso. Ma che è possibile ? Ci sono milioni di negozi qualificati, alcuni li ho già trovati, ma speravo che tutti fossero capaci. Illuso. Anzi, uh uh ah aah, illusion... it's just an illusion... (Immagination)

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martedì, novembre 20, 2007

Grève (in Chianti)

Sciopero. Grève. E si sa che quando in Francia fanno sciopero non è tanto per fare. Parigi negli ultimi giorni è incasinata per lo sciopero dei trasporti. Bus, metro, treni. Un casino totale. Cominciato mercoledì scorso (14 nov) ancora i trasporti non sono assicurati. C'est-à-dire c'è ancora sciopero, grève.
Venerdì io e Vladimir avevamo due appuntamenti e come gran furboni abbiamo preso la voiture. Il primo appuntamento è filato abbastanza liscio : una mezz'ora di macchina per arrivare in zona all'incirca Pigalle a prendere un pittore amico di Vladimir. Poi tutti e tre all'appuntamento verso il Marais, vicino a rue St. Antoine. Io lo chauffeur. Dopo aver pranzato con una certa persona in un bistrot siamo ritornati a Pigalle, lasciato libero il pittore e noi due altri pittori ci siamo diretti al secondo appuntamento. Doveva arrivare una tipa con la metro da abbastanza lontano, cioè da sud e noi eravamo a nord. Continue telefonate per comunicarci che non c'era ombra di treni. L'appuntamento era a place de Clichy, che già è piena di traffico nei giorni normali, figurarsi durante un giorno di sciopero di trasporti pubblici.
Aspettiamo io e Vladimir in un café. Dopo un'ora telefona una persona, Vladimir si alza e mi dice tranquillamente "Andiamo. E' svenuta in metro. Mi ha chiamato una poliziotta, dice che è meglio se andiamo a prenderla."
Presa la macchina dal parking (una sassata : 6 euri) ci buttiamo a capofitto nel traffico pressocché immobile. Dovevamo fare soltanto tre fermate di metro, tipo ottocento metri. Ci abbiamo messo un'ora e mezzo. Nel frattempo la tipa per telefono diceva che aveva freddo (si era ripresa) e che ci aspettava impaziente. La tipa in questione aveva fatto la notte in ospedale, è oculista, ma non so bene cosa doveva fare durante la notte, non gliel'ho chiesto, et je m'en fous. Fatto sta che aveva perso i sensi. E noi mezza giornata.
Ma posso dire che mi sono divertito. La gente si muoveva per strada soprattutto a piedi ed era tranquilla. Le macchine strombazzavano un po', cercavano di sorpassarsi avanzando di qualche centimetro alla volta, ma quasi con cortesia. Non mi metto a fare paragoni con altre città italiane in un giorno qualsiasi di traffico perché non ce n'è bisogno, non si può proprio fare nessun paragone.
Il giorno dopo ho preso la velo, la bici. Mi sono fatto circa dieci kilometri da nord est a sud ovest tranquillamente, partendo dalla mia collina dove abito, scendendo giù per passare dall'Ile de la Cité, risalire per il Pantheon e poi ancora più in là.  Vabbe', faceva un po' freddino. E pure la mattina seguente, quando sono ripartito da laggiù, faceva ancora più freddo. Diciamo che ho fatto dello sport. Vuoi mettere godersi Parigi dalla bici piuttosto che dalla macchina ?

12:44 | alec | commenti

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lunedì, ottobre 22, 2007

voler ma vélo (on m'a volé mon vélo)

il problema sta tutto nella lingua francese e nelle assonanze fra alcune parole. Metti il verbo voler (rubare) e velo (bicicletta). E' ovvio che se non è prima è poi qualcuno vedendo la velo tutta sola appoggiata sul suo bel cavalletto decide di portasela via. Ma torniamo indietro di un paio di giorni. Arrivo a casa del regista Minaev (Igor) per finire un lavoro. Questo signore abita accanto a Place des Vosges, in pieno Marais. Lascio la bici attaccata ad un lampione di rue Saint Antoine e salgo da lui. Si ride, si scherza. Poi torno con i miei carabattoli alla bici, la stacco dal lampione e me ne vado chez moi. Metto la bici nella corte interna del simpatico palazzino dove abito e mi accorgo di aver dimenticato il lucchetto attaccato al lampione. Che fava. Va be', chiudo la bici con quel semplice coso che serve solo a non far girare i raggi della ruota posteriore e sono tranquillo. Un paio di giorni dopo vado con la bici da Vladimir (Kara), un altro russo, ma pittore. Si ride, si scherza, si decidono delle cose da fare. La bici, come altre volte prima, l'avevo lasciata nella corte interna di grandi palazzi dove abita Vladimir. Questa volta però senza il lucchettino ma solo col ferma raggi.
Un po' brillo a fine giornata scendo per rIprenderla e paff! la bici è volata. Volata, voler, velo. Volete ?
Citofono tout de suite a Vladimir

- Vladimir, mi hanno volato la velo.
- No! ma come ? L'avevi allucchettata ?
- Sì, l'avevo. Però ora non c'è più.
- Oh, mi dispiace...
- va be' ...
- clic.
- ...

Per fortuna abitiamo nello stesso arrondissement e me ne torno chez moi a piedi tranquillo. Non senza maledire per i 15 minuti circa di tragitto il simpaticone che mi ha fottuto la mia bici. Me lo vedo già con la gamba ingessata all'ospedale. Si, perché la bicicletta era senza il freno davanti e quello dietro non funzionava un gran che. In pratica dovevi cominciare a frenare una decina di metri prima, venti se in discesa. E si sa, qui a Parigi è tutto un sali scendi. La ruota davanti era quasi finita. Quello che mi dispiace è che era una bicicletta fiorentina in terra parigina. L'avevo appunto portata da Firenze insieme a tutti i miei quadri e mobili che sono chez moi. Almeno spero, fammi guardare... sì, quelli ci sono ancora.

Il giorno dopo chez Vladimir avevamo un appuntamento con una persona. Si parla, si tratta, si decide. Mentre s'era lì, lui dal cavalletto fra una cosa e un'altra chiede "Sai mica dove Alessandro può trovare una velo ? Ieri gliel'hanno volata". La persona in questione ci pensa un secondo e mezzo, poi prende il telefonino e parla con qualcuno.

- "L'ho trovata"
- "bene" faccio io
- "Non è una bici nuova. Ma è una bella bici. Una Peugeot"
- "Accidenti ! bene" faccio io
- "Vuoi venire a prenderla oggi ?"
- "Mais bien sûr !" faccio io.

Mentre si continua a parlare decido di fare uno scambio. Un paio di miei lavori per la bici. La persona in questione accetta volentieri. Sceglie una cosa, poi io ne scelgo un'altra ed ecco fatto: una xilografia ed un piccolo dipinto.
Finito il rendez vous ce ne andiamo a prendere la velo a casa sua. Con questa macchina dai vetri oscurati - non si sa perché qui ce ne sono molte con i vetri fumé, forse servono per trombare in macchina senza dover attaccare i giornali ai finestrini - si attraversa Parigi da est a ovest facendo la périphérique. Arrivati dalle parti della Tour Eiffel m'impossesso della bici e m'incammino verso casa mia passando per il lungo Senna. La bici è buona, bellina, ha tutti e due i freni, le ruote buone, le marce tutte funzionanti. Ho fatto un affare.
Se però becco quell'emmerdeur con la mia bici blu ed il cestino davanti, gli firmo il gesso. Se non ce l'ha farò in modo di procurarglielo...

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lunedì, ottobre 08, 2007

essendo che



questa donna mi leva di cervello da quant'è bella, forse perché mi fa venire in mente una ragazza della quale sono rimasto scottato poco tempo fa, c'è da dire che il cognome si lega benissimo con La Nuit Blanche (nonostante però Cate Blanchet sia australiana, anche se di origine franco-americana. E questo si sa). La Nuit Blanche è passata durante la notte, appunto, del sabato scorso in quel di questa Paris (je l'adore, pronunciata allungando la "o" mettendo le labbra a mimare un bacio, inclinando un po' la testa e appoggiandovi la mano aperta come a sorreggerla. Per aumentare l'effetto, sbattere le ciglia ripetutamente con lo sguardo rivolto al cielo), che Parigi ha sempre il suo fascino. Proponga delle cose interessanti o no. Tanto che ci frega, l'aria di questa città ha sicuramente qualcosa che ammalia i suoi cittadini e i turisti, visto che quasi tutti ne rimangono affascinati. Non per niente un tipo a caso c'ha fatto un'opera, "air de paris". Lo so, non contiene allucinogeni, ma forse sì.

Fatto sta che in giro per il Marais non abbiamo visto gran che, a parte l'ambaradan (un spectacle de funambules) cadere sulla folla al Blanc Manteaux (non previsto, tanto che qualcuno si dev'esser pure fatto male) e l'installazione di fuochi alle Tuileries. Almeno ho visto il Théâtre du Châtelet, dove siamo entrati per vedere dei corti di Michel Gondry; i corti altro non erano che tre videoclips ripetuti per tutta la notte: un video di Bjork, uno dei Radiohead del '01 e uno dei Chemical Brothers del '99. Non male la cosa lì all'eglise de la Madeleine, in quell'atmosfera buia dove si ergevano, sparse lungo tutta la chiesa, una ventina di persone su delle specie di sedie alte da terra un tre metri (più che sedie potevano sembrare degli attrezzi usati dai pescatori per rimanere in piedi sull'acqua senza affogare). Tenevano in mano dei lunghi tubi luminosi, di una luce azzurra. Li dirigevano in basso verso la gente e quando le persone mettevano l'estremità all'orecchio, 'sti attori qui gli sussurravano attraverso il tubo qualcosa. Mah !

La metro ha ripreso alla solita ora, verso le 5 e mezzo. Si è riempita in un attimo, tutti che aspettavano con impazienza. Quindi da Chatelet, io e la compagna d'avventura s'è rimontato verso Ménilmontant e siamo andati a letto. Ognuno nel suo letto. Qui a Parigi c'è una certa discrezione, siamo tutti educati e facciamo le cose per bene.

Tanto per dire che si fa di tutto per non fasi sfuggire certi eventi che potrebbero annoiare, ma a noi che siamo accurturati ci annoiano molto ma molto molto, ma non dobbiamo dirlo (ma lo diciamo lo stesso) perché siamo amanti dell'arte, artisti, gente che se la tira, insomma. Quindi è tutto un fare ooh!, aah!, ma guarda che cosa geniale!, ma è davvero fantastico!, ecc ecc. No, non è assolutamente vero. Si spara a zero e se si potesse si toglierebbero dalla circolazione tutti questi 'mbecilli organizzatori e pseudo/artisti che ci pigliano per il culo, dalla Biennale di Venezia ad ognuna di queste robe qui, come della Nuit Blanche. E qui lo dico sbadigliando, annoiato, quasi con fare snob...

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martedì, settembre 18, 2007

il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca

il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca
il mattino ha l'oro in bocca il mattino ha l'oro in bocca

il mattino ha l'oro in bocca
                il mattino ha l'oro in bocca
                                il mattino ha l'oro in bocca
                                               il mattino ha l'oro in bocca
                                                               il mattino ha l'oro in bocca
                                                                              il mattino ha l'oro in bocca
                                                                                             il mattino ha l'oro in bocca
                                                                              il mattino ha l'oro in bocca
                                                               il mattino ha l'oro in bocca
                                                il mattino ha l'oro in bocca
                il mattino ha l'oro in bocca
 il mattino ha l'oro in bocca

 il mattino ha l'oro in bocca                 il mattino ha l'oro in bocca
                      
il mattino ha l'oro in bocca
 il mattino ha l'oro in bocca                  il mattino ha l'oro in bocca
                       
il mattino ha l'oro in bocca
 il mattino ha l'oro in bocca                   il mattino ha l'oro in bocca
                        
il mattino ha l'oro in bocca
                         il mattino ha l'oro in bocca
                         il mattino ha l'oro in bocca
                         il mattino ha l'oro in bocca
                         il mattino ha l'oro in bocca
 
il mattino ha l'oro in bocca
 il mattino ha l'oro in bocca
 il mattino ha l'oro in bocca
 il mattino ha l'oro in bocca
 il mattino ha l'oro in bocca
                                                 il mattino ha l'oro in bocca
                                                 il mattino ha l'oro in bocca
                                                 il mattino ha l'oro in bocca
                                                 il mattino ha l'oro in bocca


il                                mattino                          ha                           l'oro                           in                         bocca



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domenica, giugno 03, 2007

eccoci a pagina 37...

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lunedì, maggio 21, 2007

nuovo mondo

allora, m'è venuta un'idea. C'è un po' di gente che insistentemente si domanda perché e per come siamo qui. C'è chi lo fa prendendo il caffè la mattina e poi non ci pensa più, chi se lo chiede dopo svariati bicchieri di vino e chi se ne sta' in ansia parte della sua vita con questo punto interrogativo. Se lo chiedevano gli antichi e ancora oggi non ce n'è uno che abbia trovato una risposta. Scienziati su scienziati, filosofi e scrittori hanno tentato di darne: tutte vuote, insensate, inutili, ridicole. Ovviamente la risposta che ci può tranquillizzare è che non c'è assolutamente nessun motivo, ci siamo e basta. Ma è troppo facile cavarsela così.
Altra domanda, che si lega alla precedente, è in quale modo siamo apparsi su questo pianeta. Come ha fatto la Natura a plasmare un essere così complesso anatomicamente, e così ingarbugliato nella mente. E' una cosa talmente pazzesca vedere com'è la vita, come funziona il corpo umano e quello animale in genere, il cuore che batte e poi non batte più; perché il cervello, una massa di carne molliccia, fa funzionare un sacco di cose. Insomma, è talmente affascinante e incredibile stare anche solo un paio di secondi a ragionare di questo che gira la testa. Ma il cervello è furbo e fin da piccoli ci abitua a tutto ciò e ci pare addirittura normale. Anzi, è strano quando non funziona, tipo il cuore smette. Eh no, l'hai fatto fin'ora che fai, ora non hai più voglia ? Ed il cervello, ancora più furbo ci fa credere che poi c'è una vita dopo la morte, ah ah ah! sì, col cazzo. Intanto io qui son sicuro di esserci, ho faticato tanto per capire certe cose, tipo il sesso, le donne, l'arte... no aspetta, le donne mica tanto, comunque c'ho messo tanto e ora che sto cominciando ad abituarmi anche a me stesso mi molli ?
Dicevo, ci sarebbe un modo per capire almeno come siamo venuti al mondo. Come era fatto veramente, e non come ce l'hanno ricostruito gli scenziati, il primo uomo. E la prima donna. Se era una figa oppure lo è diventata dopo, eccetera, tutte le altre cose. Poi forse si potrà anche capire il perché è nato.

Bene, passiamo all'idea e come svilupparla. Ci mettiamo d'accordo tutti e 4-5 miliardi in tutto il pianeta, quanti siamo ora ? Insomma, ci si mette d'accordo di non far più un figliolo. Chi non è d'accordo rovina il gioco, e in qualche modo bisogna sopprimerlo, sempre a beneficio e favore della scienza. Ma bisogna trovarli proprio tutti questi esseri umani che nel frattempo, mentre qui nelle città ci si sta bene, c'è chi se n'è andato da tempo che so nelle caverne, nelle montagne alte, forse c'è qualche comunità che ha ricostruito una nuova città sottomarina e vive sott'acqua (o magari hanno occupato Atlantide), altri che vivono sottoterra. Bene, con tutti gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione bisogna monitorare tutto il pianeta e scovare anche i più nascosti esseri umani e convincerli a non procreare più. Basta figli.

Arrivati a questo punto nel giro di diciamo una novantina di anni anche l'ultimo essere umano non calpesterà più suolo terrestre. Fine della vita dell'uomo.
Poi bisogna aspettare e vedere chi o che cosa - e come - farà ricrescere un altro essere umano. O forse la natura, accortasi del madornale errore compiuto qualche milione di anni fa, fatto così tanto per sperimentare, non ne compierà un altro. Forse darà un po' d'intelligenza ai cavalli, oppure agli ippopotami e questi creeranno un'altra vita con case per ippopotami, ponti per ippopotami, l'ippopotamo autista, quello impiegato delle poste, eccetera. Fra qualche altro milione di anni ci sarà un altro ippopotamo che avrà un'idea del genere e sperimenteranno anche loro quello che stiamo per fare noi: basta ippopotami sulla terra. Allora la natura forse darà il cervello agli scarafaggi, e via e via...

Ma uno si domanderà: al momento della scomparsa dell'ultimo uomo dalla terra, e la natura magari vorrà ricominciare da capo facendone nascere un altro, chi sarà lì per controllare ? Bene, ci sono un sacco di possibilità. Intanto bisogna dire che questo sacrificio servirà per le nuove generazioni dei nuovi uomini. O ippopotami. Così loro non si scervelleranno per capire come è nato il primo. E qui almeno le religioni saranno tutte d'accordo, perché ci saranno i documenti: metti che sbuca dal cielo una paio di mani e una barba bianca e si mettono a plasmare un uomo a sua immagine, e poi dalla costola ecc. Si sarà, anzi saranno tutti sicuri chi ha fatto l'uovo. Se invece apparirà... eccetera eccetera.

Si diceva come fare per documentare. Bene, oggi ci sono satelliti che riescono a scannerizzare il pianeta fino a qualche centimetro dalla crosta terrestre. Bene, mettiamone di più e stiamo a guardare. Poi basta prendere qualche idea dagli scrittori di fantascienza, no ? E che devo pensare a tutto io ? Comunque, altra cosa da fare: farsi ibernare. Chi vuole, piano, non tutti, un pochini e basta, si fa ibernare con tutte le istruzioni per sbernare e far funzionare le macchine d'ibernazione; si mette la sveglia che so, alle ore 9:00 del 2280 e ci si guarda intorno, controllando anche i satelliti e varie web cam. Se non è successo nulla, se nemmeno un vagito all'orizzonte, si lascia gli altri uomini a dormire e ci si riiberna mettendo la sveglia a dopo 200 anni, e così via.
Oppure mettere dei sensori collegati alla macchina di ibernazione che, al primo movimento umano svegliano quell'uomo controllore, controlla e poi, forse, sveglia tutti gli altri. Metti che è nata una sventola di eva, chi glielo fa fare di svegliarli ?

Altra possibilità. Andare a vivere sulla luna e guardare da lassù cosa succede.

Però queste due soluzioni non sono proprio ottime, perché la natura non è poi così scema. Se ne accorge che noi siamo lì a spiare. Dunque può far finta di nulla e non far nascere nessun adamo.

Ci sarebbe magari quella di farsi proiettare nello spazio e nel tempo di qualche migliaio di anni, ma qui si sta parlando di cose fattibili, di cose realmente e possibilmente realizzabili, non di fantasia !

Dunque, è ora di metterci d'accordo. Prepariamo una tavola rotonda di un paio di miliardi di persone e discutiamone. Tanto qui oramai icche c'era da fare s'è fatto, no ? Sono anni e anni che l'uomo fa le solite cose: si alza, fa il caffè, va a lavorare, fa qualche figliolo, qualche guerra, costruisce e distrugge qualcos'altro. Anche se ora si usa la macchina e l'aereo e prima si usavano i cavalli e i carri; anche se ora si va nello spazio, e nemmeno con grandi risultati; anche se ora si vive di più di prima eccetera eccetera, si fanno lo stesso le solite cose che facevano gli egiziani o i babilonesi: ci si alza, si fa il caffè (forse loro il caffè non lo facevano), si fa qualche figliolo e qualche guerra, si muore.
Cerchiamo di renderci conto che oramai s'è fatto tutto, ci si sta ripetendo all'infinito. E che siamo, un numero periodico ? un po' di dignità. Basta.

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domenica, maggio 06, 2007

accueil des artistes

io in vetrina:cliccare per ingrandire
La vanità si misura in metri quadri. Più specchi ci sono in giro in una città e più facile è calcolare la vanità dei loro abitanti. Girando per le vie del centro, e non solo, non si fanno tre passi senza trovare uno specchio su di una vetrina. Ora, si sa bene che gli specchi servono più che altro per attirare il cliente che, vista la propria immagine riflessa nota il negozio, ecc. Ma qui gli specchi sono ovunque : passi davanti una boulangerie e c'è una parte della vetrina con lo specchio lungo da terra fino in cima, e così pure alle brasseries, le boucheries; per non parlare ovviamente dei negozi di abbigliamento.
Lo specchio ovunque per strada è molto utile: mettiamo che si è mangiato un panino camminando. Non c'è bisogno d'altro che trovare una vetrina e controllare se fra i denti è rimasto qualcosa. Oppure, mettiamo che in casa non c'è posto per uno specchio di due metri. Ci si veste e si scende per strada. Dopo poco si troverà sicuramente uno specchio enorme dove potremo rimirarci e vedere se siamo vestiti a modino. Il che è ancora meglio perché c'è la luce naturale, che invece in casa lo specchio c'inganna. E' piuttosto normale qui vedere signore e ragazze fermarsi davanti ad una vetrina specchiante e rifarsi il trucco. Io aspetto di vederne qualcuna che si aggiusta il reggicalze...

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mercoledì, maggio 02, 2007

th-tvviera

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